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Disegno le cose che mi parlano: Javi Aznarez per What’s in a lamp?

02/10/2026
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Nelle piccole scenografie teatrali dell’illustratore spagnolo, collaboratore di Wes Anderson, intorno a ogni lampada di Foscarini prende vita una storia piena di dettagli, umanità e di una sottile, pungente ironia

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«È stato come entrare a una festa senza conoscere nessuno, e scegliere, d’istinto, le persone con cui iniziare a chiacchierare». Così Javi Aznarez, illustratore spagnolo autore di innumerevoli copertine per il New Yorker e collaboratore di Wes Anderson, racconta il suo primo incontro con le lampade di Foscarini.

Perché per Aznarez le lampade, come le persone, hanno un carattere: ci sono “quelle che si fanno notare subito e quelle più schive”, che si concedono solo dopo; quelle dalle forme essenziali e quelle più audaci, quasi stravaganti. E lui si diverte a disegnare questa varietà, perché, dice, “come con le persone, è bello avere un po’ di tutto intorno a noi”.

Curiosità, attenzione ed empatia sono, dunque, gli elementi chiave del suo modo di lavorare. Dietro l’immediatezza delle storie visive che costruisce – piccole scenografie teatrali affollate di dettagli, dove ogni gesto e ogni oggetto ha il suo posto – c’è sempre qualcos’altro che porta chi osserva a fermarsi un istante in più. Qualcosa che nasce da una comprensione profonda dell’oggetto e del personaggio, e che si collega al mondo di chi li guarda: il sentire contemporaneo, le tensioni, i desideri, le contraddizioni umane. E, sempre, quel pizzico di ironia leggera (a tratti dichiaratamente grottesca, sotto la superficie elegante del disegno) che gli permette di evitare qualsiasi caduta nel moralismo o nel didascalico.

Cosa ti ha ispirato per What’s in a Lamp?
«Guardando le lampade di Foscarini, alcune mi sono sembrate subito simpatiche mentre altre mi ignoravano con freddezza. Con alcune abbiamo quindi iniziato subito a chiacchierare e le idee sono arrivate facilmente. Sono sicuro che c’entrasse anche una certa attrazione fisica, ma non sempre: un paio di lampade all’inizio mi sono sembrate un po’ strane ma poi si sono rivelate divertenti e ingegnose. È stato un po’ come quando entri a una festa e non conosci nessuno — a un certo punto inizi a parlare con qualcuno, e tutto scorre».

Le tue illustrazioni sembrano spesso piccole scenografie teatrali, piene di dettagli e indizi narrativi: da dove parti quando crei una scena?
«Parto da uno schizzo molto essenziale, in cui definisco il punto di vista e una composizione che mi permetta di collocare tutti gli elementi. Quando le immagini sono molto dettagliate, cerco di renderle facili da leggere e di far sì che la composizione guidi lo sguardo di chi osserva attraverso il disegno».

C’è sempre un filo conduttore di ironia nel tuo lavoro, anche quando i temi sono seri o malinconici: quanto conta l’umorismo nel modo in cui racconti una storia?
«È fondamentale. Mi piace trovare l’assurdo in ogni situazione, per quanto drammatica possa essere. A volte sono costretto a disegnare scene molto serie, eleganti e terribilmente noiose, ma mentre le disegno immagino situazioni grottesche che rendono l’operazione più divertente per me. È qualcosa di molto sottile — uno sguardo, un piede che sfiora l’altro — e di certo non è evidente nel disegno finito, ma nella mia testa quei distinti personaggi in fondo al bar stanno organizzando un’orgia in ufficio».

Hai lavorato a stretto contatto con Wes Anderson per The French Dispatch: cosa ti ha lasciato quella collaborazione?
«Ho imparato molto da Wes, soprattutto come rendere l’idea chiara a colpo d’occhio. Nei primi due anni ho fatto tutti i disegni a mano, ma piano piano le scene hanno iniziato a complicarsi: dovevo disegnare un numero enorme di personaggi ed edifici, e farlo a mano era molto difficile — soprattutto quando c’erano dei cambiamenti e dovevo ricomporre l’intera composizione — così ho iniziato a lavorare con una tavoletta grafica. Da allora non ho più smesso di usarla. Lavorando ai poster del film, ho scelto di eliminare la profondità e la prospettiva degli edifici, per riuscire a restare sempre concentrato su tutti i dettagli. È stato lì, con Wes, che ho iniziato a disegnare quelle scenografie teatrali».

Qual è stata la prima cosa che ti ha colpito delle lampade Foscarini che hai illustrato? E come le hai scelte?
«Mi è piaciuto il contrasto tra lampade molto semplici, dalle forme essenziali, e quelle molto insolite, dalle forme più audaci. Mi sono divertito a disegnare entrambi i tipi — proprio come con le persone, fa bene avere un po’ di tutto».

Quanto conta il dettaglio — un piccolo gesto, un oggetto secondario, un’espressione — nel creare l’atmosfera di un’illustrazione?
«Tutto ciò che accade nell’illustrazione è importante. Se disegno 200 persone, mi piace che ognuna abbia la propria personalità; ogni oggetto e ogni linea del disegno ha il suo posto. Passo molto tempo ad assicurarmi che ogni dettaglio funzioni. So bene che poche persone si soffermeranno più di qualche secondo a guardare il disegno, ma io vedo tutto, e quando qualcosa è superfluo o fuori posto, mi disturba».

Quale lampada ti ha fatto sentire più libero mentre lavoravi, o quale ti ha sorpreso di più per la direzione che ti ha portato a prendere?
«Mi sono sentito molto libero nella scena in alta montagna. Ho percepito Birdie come una lampada molto leggera, che potresti portare ovunque. Poi mi ha sorpreso il modo in cui è nata l’idea dell’uomo delle caverne: Aplomb è una lampada visivamente semplice, ma mi ha ispirato la mia idea migliore».

Qual è la qualità più importante per un illustratore oggi?
«Oggi più che mai, un illustratore deve avere personalità — essere se stesso — altrimenti ci sarà una macchina a farlo più velocemente, a meno costo e meglio».

Cos’è per te la creatività?
«Come sopra: si tratta di essere se stessi e di trovare il modo migliore per esprimere quell’unicità».

Scopri la collaborazione con Javi Aznarez e l’intera serie sul canale Instagram @foscarinilamps ed esplora tutte le interpretazioni del progetto What’s in a Lamp?, dove artisti internazionali sono invitati a interpretare liberamente la luce e le collezioni Foscarini.

Visita @foscarinilamps su Instagram

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