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Uno “zoo del design”: la creatività di Federico Babina per il progetto “What’s in a lamp?”

22/06/2023

Il progetto che trasforma il feed Instagram @foscarinilamps in una galleria d’arte virtuale si arricchisce di una nuova interpretazione creativa.  Nella sua nuova serie “Lux Like“, parte del progetto “What’s in a lamp?” di Foscarini, Federico Babina si è divertito a cercare e riconoscere animali nelle forme di alcune delle lampade di Foscarini.

È Federico Babina, italiano di nascita e spagnolo di adozione, il quarto artista chiamato ad interpretare le collezioni Foscarini. Architetto e illustratore, è conosciuto per i mondi surreali, ispirati prevalentemente all’architettura e al design, che è capace di creare con le sue illustrazioni e animazioni. Le sue serie sono uniche, distintive, contraddistinte da uno stile che le rende immediatamente riconoscibili. Uno stile che si esplica nei dettagli, nel saggio equilibrio di colori e proporzioni e nei pattern grunge ma anche – e soprattutto – nella capacità di creare e sollecitare connessioni inaspettate e sorprendenti che colpiscono occhi, mente e cuore di chi guarda.

 

Nella sua nuova serie “Lux Like“, parte del progetto “What’s in a lamp?” di Foscarini, Federico Babina si è divertito a cercare e riconoscere animali nelle forme di alcune delle lampade di Foscarini. Come in una pareidolia, le ha ridotte a forme elementari – cerchi, rettangoli, triangoli e linee – e le ha trasformate in animali con carattere ed espressività che vivono, parlano e respirano in un universo parallelo, una sorta di zoo del design. Un esercizio di creatività e fantasia semplice ed efficace che sviluppa un “pensiero elastico”: non si vede una lampada e si interpreta come tale, ma si scorge l’elefante che la racchiude. Una serie di illustrazioni dove Federico Babina gioca con serietà attorno alle forme e ai colori. Dove tutto quello che appare può non essere ciò che sembra. Lampade che compongono uno zoo di Foscarini dove gli animali sono fatti e costruiti di design.

 

Raccontaci qualcosa di te e del tuo percorso: quando hai iniziato a disegnare e come hai sviluppato il tuo stile distintivo?

Sono Federico Babina (dal 1969), architetto e graphic designer (dal 1994) vivo e lavoro a Barcellona (dal 2007), ma soprattutto sono una persona curiosa (da sempre).

Ogni giorno cerco di ritrovare un modo di osservare il mondo attraverso l’innocenza degli occhi di un bambino. I bambini sono in grado di avere una visione delle cose totalmente disinibita e senza il condizionamento dell’esperienza. Quando ero bambino volevo essere architetto e adesso che sono architetto mi piacerebbe a volte tornare bambino.

Mi piace cercare di raccontare il mondo che vedo attraverso diverse tecniche espressive. Mi piace la ricchezza del linguaggio e la diversità delle sue forme.

Sono nato con le illustrazioni delle favole, sono cresciuto con i tratti dei fumetti e sono maturato con il disegno d’architettura. L’illustrazione fa parte del mio mondo immaginato ed immaginario.

Mi sforzo perché nei miei lavori ci sia il rigore dell’architettura, la libertà di pittura, il ritmo e la pausa della musica e il mistero magico del cinema. Provare a mescolare linguaggi apparentemente eterogenei che però si comunicano tra di loro.

 

Come convivono e come si influenzano il Federico Babina Architetto e l’Illustratore?

Un architetto deve essere un buon illustratore. La capacità di una comunicazione visiva è uno strumento imprescindibile.

Il disegno è la prima maniera di dare forma ad una idea. Le idee si scolpiscono si modellano e si trasformano attraverso l’illustrazione.

Non mi spoglio dei vestiti d’architetto per indossare il costume d’illustratore.

Il comune denominatore dei miei lavori sono “io”. Il mio approccio e la mia maniera di lavorare non cambia in base al lavoro. Mi piace dipingere e mi piace fare fotografie tanto quanto disegnare e scrivere. Credo che ci sia una certa coerenza espressiva in ognuno di noi indipendentemente dal mezzo che si utilizza.

Trovo analogie, similitudini, affinità, e infinite relazioni tra le diverse forme espressive. Che si tratti di una illustrazione, di un oggetto di design o di un edificio il mio processo creativo è simile e segue regole comuni e le stesse traiettorie. Il processo creativo di una composizione architettonica risponde a meccanismi che muovono e mettono in movimento la macchina di qualsiasi opera intellettuale.

Alcune volte sono architetto con la passione per l’illustrazione ed altre sono un illustratore con la passione per l’architettura.

 

Come è nata la collaborazione con Foscarini?

Sono stato contattato da Foscarini e mi è stato chiesto di trovare una forma personale di rappresentare una idea di un prodotto più che un oggetto in se. Il tutto con assoluta libertà espressiva. Una collaborazione di questo tipo rappresenta sempre una sfida stimolante. Gli oggetti esistono e si tratta di trovare la maniera di suggerirne un punto di osservazione alternativo.

 

In questo progetto per Foscarini hai unito ironia e tenerezza e costruito un inaspettato «zoo» a partire dalle silhouette iconiche delle lampade della collezione Foscarini. Ci racconti qualcosa di più dell’ispirazione dietro a questa serie?

Il progetto si chiama LUX LIKE e lavora sulla percezione. L’idea è quella di trasformare la percezione dell’oggetto di design.La nostra mente è capace di raccogliere registrare e archiviare milioni d’immagini. Una cosa che sempre mi interessa è l’associazione che siamo in grado di fare tra queste immagini. Come nel “piccolo principe” vedere oltre il disegno di un cappello e scorgere la sagoma di un boa che digerisce un elefante.

In questo lavoro per Foscarini 9 lampade si trasformano in animali con carattere ed espressività che vivono, parlano e respirano in un universo parallelo, una sorta di zoo del design. Come in una Pareidolia del design mi sono divertito a cercare e riconoscere animali nelle forme di alcune delle lampade di Foscarini: è un esercizio di creatività e fantasia semplice ed efficace che sviluppa un “pensiero elastico”. Il nostro sguardo non è capace di cogliere l’invisibile e la nostra ragione meccanicamente trae le proprie conclusioni ed emette i propri rigorosi giudizi basandosi esclusivamente sull’evidenza di un’apparenza.

Ho cercato di non inviare al cervello la informazione razionale perché riconosca attraverso la conoscenza ma lasciarlo libero di cercare una associazione istintiva. Non vedere una lampada ed interpretarla come tale ma scorgere l’elefante che la racchiude.

LUX LIKE è una serie di illustrazioni dove gioco con serietà con i volumi i colori e le forme. Dove tutto quello che appare può non essere ciò che sembra. Lampade che compongono uno zoo di Foscarini dove gli animali sono fatti e costruiti di design.

 

Qual è/sono l’illustrazione/le illustrazioni che ti piacciono di più in questa serie e perché?

Non posso scegliere tra le mie illustrazioni, è come chiedere di scegliere tra i figli. Quando lavoro in una serie considero le singole illustrazioni come tasselli di un mosaico generale che rappresenta un concetto ed una idea. Sono pezzi di un puzzle complessivo, nessuno è fondamentale ed allo stesso tempo tutti nel loro insieme lo sono. L’importante è la composizione generale che tutti i pezzi disegnano.

Nelle tue illustrazioni e animazioni geometrie semplici si sommano a creare delle composizioni capaci di raccontare, in uno sguardo, delle storie che colpiscono occhi, mente e cuore di chi guarda. Puoi parlarci della parte ‘narrativa’ del tuo processo creativo?

Come diceva Bruno Munari: Complicare è facile , semplificare è difficile.

La semplicità è la cosa più difficile da raggiungere. Per semplificare bisogna togliere e per togliere bisogna sapere quali sono le cose superflue. La cosa che cerco sempre nel mio lavoro è un filo narrativo. Un racconto che ti accompagna dentro una storia, come una porta che si apre in un universo parallelo ed offre allo spettatore alcuni elementi e strumenti per continuare la sua storia. Il potere della illustrazione è quello di lasciare una certa libertà alla interpretazione. Io comincio le storie e chi le guarda le continua e avolte le completa.

 

Quali sono i tuoi riferimenti nel mondo dell’arte e dell’illustrazione? E quali gli architetti che apprezzi maggiormente?

Negli anni mi sono imbevuto e nutrito della cultura che mi circondava. Siamo come “frullatori” che mescolano e combinano ingredienti differenti per elaborare un composto personale. Non c’è una sola figura che considero ispirativa. Sono molte le persone che mi hanno ispirato, aiutato, sorpeso e guidato. Non mi piace fare classifiche di questo tipo, mi sento come un mosaico in processo dove molti, nel bene o nel male, sconosciuti o conoscuti, hanno contribuito e stanno contribuendo alla composizione generale e al posizionamento di ogni singolo pezzo.

Non ho realmente riferimenti e modelli precisi. Le mie fonti spaziano dal mondo della grafica all’arte al mondo dell’architettura passando per i fumetti e la pubblicità. Ho molti amanti ma non mi sono mai sposato con nessuno…

 

Le tue opere richiedono creatività e capacità di guardare la realtà da prospettive diverse e originali: come riesci a mantenere la tua freschezza per fare spazio alle idee? Quali sono le tue fonti di ispirazione?

Non credo molto nell’ispirazione. Le idee sono lì che ci aspettano basta saperle vedere.

Cerco sempre un elemento generatore, un punto di partenza per poter dare forma e scolpire una idea. Alcune volte la immagine ruota come sospinta da una forza centrifuga attorno a questo elemento centrale e altre volte prende direzioni differenti e sorprendenti. Non esiste una norma nel mio procedimento creativo, può essere un processo lento e laborioso o subitaneo e intuitivo.

Cercare ispirazione e idee è un lavoro quotidiano e costante. E’ come camminare verso un luogo senza sapere come arrivarci. Alcune volte la strada si trova facilmente altre volte ci si perde durante il percorso. L’importante è voler arrivare.

Cerco di avere una visione trasversale delle cose. Provare a capovolgere per leggere le forme senza l’inibizione dell’esperienza. Provare a guardare il mondo a testa in giù. Il mondo non cambia, si modifica solo la prospettiva di guardare le cose per rivelare i vuoti, i silenzi e le sorprese nascoste tra le forme.

Cerco di ascoltare ed osservare, attivare tutti i sensi per poi filtrare le informazioni ed elaborare un risultato personale.

 

Qual è il tuo soggetto preferito da disegnare?

L’architettura è spesso la protagonista. Mi piace cercare (im)possibili relazioni tra l’architettura e altri mondi e scovarla in “luoghi sensibili”.

Mi piace trovare l’architettura nascosta in universi paralleli, in questo senso, l’illustrazione mi aiuta a esplorare linguaggi alternativi.

Nelle mie immagini cerco di instaurare di un dialogo immaginario ed immaginato tra differenti discipline. I fili che uniscono e intrecciano le relazioni possono essere sottili e trasparenti o robusti e corposi. Una trama eterogenea e fantasiosa che collega l’architettura con mondi apparentemente differenti in un “unicum” illustrato.

Cerco di trovare l’architettura nascosta e farla parlare una lingua differente per comunicare con un pubblico che può essere “straniero” all’architettura.

 

Hai una ritualità nel disegnare?

Sono più prolifico alla mattina ed ho più idee di notte però in generale non ho una regola fissa. Le cose possono cambiare e sono sempre alla ricerca di nuovi ingredienti per aggiungere nuovi sapori alle mie immagini. Io cambio continuamente, evolvo vado avanti e a volte faccio passi indietro e i miei progetti seguono i miei cambi e le mie fluttuazioni. Mi piace sentirmi libero, libero di esprimermi senza dover rinchiudermi nella “prigione di uno stile o di forma.”

Quando creo le illustrazioni uso sempre un collage di tecniche e programmi diversi. Dal disegno a mano al disegno vettoriale e programmi di modellazione 3D. Questi diversi ingredienti mi permettono di ottenere la miscela e l’atmosfera desiderata. Tutte le tecniche sono un utile strumento di lavoro. Mi piace intersecare ed intrecciare diverse metodologie per tessere la tela grafica, il risultato è sempre più prezioso.

 

Cos’è per te la creatività?

Una domanda difficile.

La creatività è come fare un regalo. Bisogna sceglierlo con cura. Una volta deciso quale sarà il regalo bisogna impacchettarlo. La scatola è importante, non solo lo contiene e lo protegge ma può o meno svelarne il contenuto. La carta che lo avvolge è come la pelle di un’opera creativa. E’ la prima cose che si vede nel momento in cui si riceve un regalo. Infine il nastro che è come un vezzo che offre un tocco di leggerezza ed eleganza. Chi osserva un opera creativa di qualsiasi tipo è come chi riceve un regalo. Lo scarta lo apre e alla fine scopre la sorpresa. A volte piace e a volte no……